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Appello per l’assemblea nazionale delle scuole in movimento

Gli sguardi che ci rimangono negli occhi, in questi giorni frenetici, sono quelli delle mille assemblee nelle scuole occupate. Una generazione vuole riprendersi tutto, cominciando dalla trasformazione dei luoghi che attraversa ogni giorno. Riprende finalmente corpo la parola politica.
Tutto intorno a noi è crisi, economica e sociale: è il progetto neoliberista che smentisce se stesso per potersi riaffermare. Usano il denaro per salvare le banche e lasciare che l’esercito presidi le città, ma dicono che il denaro non c’è per il pensiero e il sapere, l’istruzione e la formazione. Dicono che il sapere non serve, è fannullone in chi lo insegna, è inutile e bullo in chi lo dovrebbe apprendere. Dicono che serve sapere solo ciò che serve all’impresa e al mercato. Sanno molto bene che per diventare uno sfruttato di domani è meglio non sapere nulla. Dicono che puoi sapere solo se sei italiano e infatti questo governo italiano sa bene di essere razzista.

Gelmini e Tremonti sanno quello che vogliono: colpire l’istruzione pubblica ma per riportare un’intera generazione nel recinto della subordinazione. Ci vorrebbero passivi, precari, soli, controllabili, ignoranti: un’esistenza mercificata e una vita predestinata dal ricatto.
Vogliono fare il deserto, e dicono che si chiama riforma.
Tagliano risorse, strumenti materiali e immateriali, per rendere sterile e infertile la trasmissione del sapere, per cancellare la possibilità che uno sguardo critico sul mondo possa vivere domani negli uomini e nelle donne.
Vogliono fare il deserto perché solo nel deserto possono sopravvivere controllo e disciplina, e spesso lo dicono.
Rendono le scuole, le università, i centri di ricerca, gabbie privatizzate e separate, figlie del mercato e del potere: il voto in condotta, il grembiulino, la scuola dell’ordine e della sanzione, il ghetto delle classi separate, l’aziendalizzazione del sistema formativo e l’emarginazione del sapere non monetarizzabile sono i nuovi obiettivi di una battaglia che viene da lontano. Noi non difendiamo la scuola che c’è, noi vogliamo inventarne un’altra diversa e migliore.
Vogliono il nostro futuro ma non sanno che il futuro non si impone, non si ruba, non si può promulgare con nessuna legge. Altrimenti diviene immediatamente passato. E infatti questa scuola ha il sapore della muffa del passato.
A noi piace che il futuro rimanga futuro, per farlo ha bisogno di essere scelto liberamente dalle persone in carne ed ossa. Ora per salvare il futuro noi abbiamo scelto: scelto di affollare le strade, far rimbombare le nostre parole in migliaia di assemblee, di occupare scuole e atenei. Occupare lo spazio, tutto lo spazio che c’è. Occupare il tempo, per tutto il tempo che c’è. Da Torino a Palermo, da Roma a Milano, da Siena a Bari, mille volti e mille voci disegnano un cammino nuovo da percorrere insieme. Confrontare i nostri passi è la prossima tappa di questa strada in salita. Per questo proponiamo di incontrarci, all’indomani dello sciopero della CGIL, a Roma, il 31 ottobre per dare vita ad un’assemblea nazionale di tutte le scuole in lotta. Per questo vi chiediamo di firmare questo appello: per scegliere insieme le strade della nostra ribellione.

Farfalle Rosse – Siena

per aderire farfallerosse@farfallerosse.org

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