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Dalla Piazza alla Strada ecco il Partito Sociale

Articolo tratto da Liberazione.

di Francesco Piobbichi, Angela Lombardi*

Abbiamo iniziato quasi come fosse una scommessa, passando l’estate a trovare un panificatore democratico che accettasse la sfida di darci il pane ad un euro al kg, mentre pensavamo a come far comprendere ai più che vuol dire partito sociale, radicamento, utilità. Siamo partiti da Roma con i compagni di Action, con ancora l’amaro in bocca di un congresso duro quanto necessario, ci siamo sentiti dire di essere plebei, caritatevoli, populisti, ma ogni banchetto fatto, ogni sezione tramutata in magazzino popolare ci richiamava ed ordinava più pane, da San Lorenzo a Casalbertone, da Tor Pignattara a Prati, e poi da Roma a Milano, nel Veneto delle ronde, ad Ancona, nei mercati di Perugia, nei quartieri popolari di Potenza, Benevento, Campobasso, Reggio Calabria e dai quartieri alle fabbriche, Melfi e Mirafiori, in un mese 40.000 kg. Non ci vuol molto a capire che questa nostra idea, semplice e ripetibile con la quale iniziare a sondare la disponibilità di una riattivazione sociale del nostro partito ha fatto centro, mostrandoci inaspettatamente che nonostante tutto Rifondazione Comunista è un partito di cuori rossi generosi. Nel silenzio dei grandi media siamo riusciti a comunicare questa nostra esperienza passando su una comunicazione intermedia ma non meno significativa. Di noi più che Repubblica ha scritto la Gazzetta dello Sport, il Romanista, tutti i giornali locali per non parlare di come si sia diffusa questa notizia con il passaparola, nei centri commerciali, nelle borgate, nelle fabbriche. Un vecchio compagno di Torino, operaio, di quelli che non te le mandano a dire ci ha detto che finalmente ha visto un partito della sinistra che “ha smesso di mettere il lievito sulla merda”, invece di narrare le sofferenze altrui si è costruito un esempio riproducibile, di uscita dalla condizione di miseria crescente. Non conta ci ha detto che lo fai una volta alla settimana, conta che lo fai, e che dimostri che all’egoismo della destra c’è uno strumento che si chiama solidarietà fra pari come alternativa concreta, ovvero che se ti metti insieme e contratti il prezzo dal produttore ed acquisti collettivamente migliori il rapporto qualità prezzo del prodotto. Nessuno di noi si aspettava le file di pensionati davanti ai nostri banchetti, nessuno si aspettava che la mattina quando ancora non hai tirato su le serrande delle nostre sedi già trovi persone che ti prendono il pane. I banchetti del pane, luoghi di inchiesta qualitativa, dimostrano quanto la povertà sia cresciuta in questi anni e quanto non abbia avuto una dignità nel discorso pubblico. La povertà crescemte è vissuta silenziosamente come colpa soggettiva senza mai tradursi in istanza politica, e questa nostra iniziativa tende anche a rompere questo schema. Non a caso abbiamo accompagnato questa campagna con odg in comuni e regioni e soprattutto cercando di immettere questi contenuti nello sciopero generale del 12 dicembre. In tutto questo non ci aspettavamo la reazione scomposta, in particolare al sud delle organizzazioni dei panificatori, non determinanti, ma non estranei alla complessa filiera che contribuisce al prezzo finale dei prodotti, che si è rivolta alla forza pubblica (guardia di finanza, vigili e Nas) per impedire che elementi di democrazia e partecipazione potessero irrompere contrattando il prezzo del pane direttamente con il produttore. Per questo simbolicamente insieme ad Action abbiamo invaso per una mattina la Borsa Merci di Roma, per denunciare che l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità è legato alle speculazioni delle multinazionali del settore che rapinano il pianeta, per chiedere più in generale alla politica di intervenire e togliere il grano dalla borsa finanziaria. La crisi che abbiamo davanti, dentro la quale i padroni vogliono farci pagare la ristrutturazione del sistema capitalista ci impone d’investire senza mediazioni sul terreno della resistenza sociale, più che chiederci come uscire dalla crisi dovremmo chiederci come attraversarla ricomponendo il nostro blocco sociale. Per questo riteniamo necessario fare un passo in avanti, e lavorare per tramutare questa nostra campagna in una nuova concezione dell’agire politico e sociale. Noi chiamiamo questo movimento dell’agire politico “dalla piazza alla strada”, ovvero la capacità di rendere continua la nostra presenza nel territorio nello spazio della quotidianità, siamo partiti dal pane perchè niente è più quotidiano del pane. Per far questo è necessario continuare a lavorare come abbiamo fatto finora ma anche dare la possibilità a chiunque di aprire un GAP in ogni caseggiato, in ogni luogo di lavoro, in ogni fabbrica. Per questo occorre avere bene in mente che oggi noi siamo insufficienti come partito ad affrontare da soli una sfida di così ampia portata, come lo è al tempo stesso ogni struttura organizzata. Occorre allora favorire un percorso fecondo di intreccio fra il partito che si socializza e la società che si politicizza partendo dalle pratiche e dalle relazioni che si instaurano. La lotta di classe ed un nuovo mutualismo infatti partono dalla relazione, e sono una conquista, non un dato di fatto. Ogni nostr* compagn* deve essere in grado non solo di creare un GAP, ma di formare altri attivisti sociali competenti per crearne degli altri. Nella società dell’incertezza, che produce in rete, occorre saper generare conflitto e mutualismo senza rimanere ingabbiati nella perdita d’identità che può produrre il lavoro per pratica di obbiettivo. Lavorare per supportare attivisti sociali, dal condiminio di quartiere al consiglio di fabbrica, che vivono la stessa condizione d’incertezza e disagio prodotto dalla crisi, in grado a loro volta di formare altre persone che si impegnano su questo terreno ci pare oggi la sfida più importante. In questo caso sì, si va oltre, ma non oltre Rifondazione Comunista, quanto semmai oltre la separatezza del politico dal sociale, oltre la forma dell’agire politico stesso, ovvero nella capacità di generare, riconoscere, accompagnare e sostenere pratiche di autorganizzazione sociale. Tutto questo investe anche il terreno del potere, i nodi della rappresentanza ed una diversa idea di come nel territorio riusciamo a generare coalizioni dell’alternativa al modello economico e sociale. Per quanto ci riguarda Partito Sociale e attuazione della conferenza di Carrara si muovono con lo stesso passo, ma di questo avremo modo di parlarne nei prossimi giorni.

Prc, dipartimento Partito sociale

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Categorie:Giovani comunisti
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