Home > Giovani comunisti > Università, il decreto è legge. Il Prc dice no, e lancia una campagna di mobilitazione

Università, il decreto è legge. Il Prc dice no, e lancia una campagna di mobilitazione

corte_universit.jpgIl decreto Legge 180, una delle più grandi beffe della storia della ricerca e dell’alta formazione in Italia, è stato convertito in legge. È stato approvato a maggioranza senza modifiche e in maniera autoritaria, cioè privando il Parlamento della possibilità di discuterne il merito. Così un governo reazionario risponde a mesi di mobilitazioni democratiche e di massa, cioè rifiutando il confronto con chi materialmente è destinato a subire le conseguenze di un provvedimento legislativo.
di Fabio de Nardis, Responsabile Nazionale Università e Ricerca Prc-Se
Sull’Università si matura dunque la crisi della democrazia rappresentativa che mostra il suo lato élitista. Come fu per il decreto legge 112, poi legge 133, il governo fa approvare il provvedimento in fretta e furia durante un periodo di feste, quando le aule sono deserte e il popolo dell’Università non può esprimere la sua opposizione democratica. Il 5 gennaio, un giorno prima dell’Epifania, il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia sull’approvazione del decreto, consapevole che una discussione attenta ne avrebbe mostrato le contraddizioni imponendone uno stravolgimento. Si rivendicano norme contro il nepotismo e le baronie, ma in realtà nulla si toglie al localismo concorsuale che genera o quantomeno sollecita certi elementi di devianza. Si riproduce di fatto il blocco dei concorsi limitandosi a posticipare i tagli al finanziamento pubblico che peseranno come un macigno sul bilancio degli atenei italiani. Per l’ennesima volta le deficienze amministrative e gestionali delle Università italiane verranno fatte ricadere sulle spalle degli studenti, che si vedranno ristretti gli spazi del diritto allo studio, e dei ricercatori precari, ai quali si promette più precarietà e meno garanzie. Nel frattempo rimane incerto il futuro dei concorsi già banditi che avrebbero garantito la collocazione in ruolo di 1800 docenti, tra ricercatori, associati e ordinari, a causa di un cambio in itinere delle regole del gioco attraverso una modifica tutta propagandistica dei regolamenti concorsuali, perlopiù di impossibile applicazione, che lasciano presagire un’ondata di ricorsi al TAR. Rimane infatti nelle commissioni il membro locale nominato dalle facoltà banditrici mentre gli altri commissari saranno sorteggiati da una rosa comunque eletta, dunque inquinata da pratiche poco trasparenti, in un numero che in molti casi è superiore all’effettiva disponibilità di ordinari eleggibili. Se i tagli venissero cancellati, ma così non è, sarebbe quantomeno interessante la riduzione posta ai limiti sul turn over con il vincolo del 60% delle risorse da destinare a concorsi per il reclutamento di nuovi ricercatori. Ma consentire alle Università “virtuose” di utilizzare quelle risorse anche per contratti precari vuol dire regalare agli Atenei un nuovo strumento di ricatto e precarizzazione riducendo i posti in ruolo. Le Università preferiranno bandire concorsi per contratti a termine che non vengono contabilizzati all’interno di quel famigerato 90% dei costi per il personale sul fondo di finanziamento ordinario che serve a stabilire il livello di “virtuosità” degli atenei. Insomma. Tranne qualche spicciolo destinato a finanziarie borse di studio e nuove residenze per gli studenti, la nuova legge del Governo Berlusconi si configura come una presa per i fondelli che non dice nulla sui problemi strutturali dell’Università, anzi li peggiora. Diritto allo studio, precarietà della ricerca, trasparenza dei concorsi, valutazione seria della qualità della produzione scientifica e dell’offerta didattica degli atenei. Su nulla di tutto ciò la nuova legge sembra offrire risposte concrete. Per questa ragione Rifondazione Comunista, nell’ambito di un salto di qualità nelle attività di movimento, annuncia una campagna di mobilitazioni per una Università che sia veramente un luogo di emancipazione sociale attraverso il libero accesso alla conoscenza e a una ricerca libera dal ricatto della precarietà e dal condizionamento dei mercati. Il tutto sarà connesso a una più ampia battaglia nelle università e nella società per una radicale democratizzazione della politica e delle coscienze.

Roma, 8 Gennaio 2009

Annunci
Categorie:Giovani comunisti
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: