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Archive for 12 gennaio 2009

Rifondazione attacca la Confindustria Spezzina

12 gennaio 2009 Lascia un commento

Rifondazione attacca la

Confindustria Spezzina

“La notizia della chiusura della San Giorgio è un altro duro colpo inferto al nostro territorio.
Che conferma, peraltro, la nostra assoluta sfiducia nella classe imprenditoriale locale: ci piacerebbe sapere, per esempio, quale iniziativa sia stata promossa dal Presidente della Confindustria spezzina per cercare di salvare l’azienda”.”La città deve reagire, stringersi intorno ai lavoratori, dire con chiarezza che speculazioni sulle aree non saranno tollerate.
Confidiamo su questo sulla coerenza del Sindaco e in ogni caso, per quanto ci riguarda, non verremo meno all’impegno che ci siamo presi con i lavoratori”.”E’ necessario adesso che si apra una trattativa vera, che deve coinvolgere tutta la città, perchè non è accettabile che decine di lavoratori restino senza occupazione. Rifondazione Comunista sosterrà i lavoratori in tutte le iniziative che decideranno di intraprendere”
La Federazione spezzina del Partito della Rifondazione Comunista
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Categorie:Giovani comunisti

Riceviamo da Francesco Caruso attraverso Facebook e volentieri pubblichiamo!

12 gennaio 2009 Lascia un commento
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Riceviamo attraverso facebook da Francesco Caruso e volentieri pubblichiamo. Francesco ti siamo vicini!!

Cipro, 11 gennaio – La nave del Free Gaza Movement, “SPIRIT OF HUMANITY”, lascerà il porto di Larnaca alle 12:00 di lunedì 12 gennaio, per una missione d’emergenza verso Gaza assediata. La nave trasporterà medici disperatamente necessari, giornalisti, operatori dei diritti umani e membri di parecchi Parlamenti Europei così come rifornimenti medici. Questo viaggio rappresenta il secondo tentativo del Free Gaza Movement di attraversare il blocco da quando Israele ha iniziato ad attaccare Gaza il 27 dicembre. Fra agosto e dicembre 2008, il Free Gaza Movement ha sfidato con successo il blocco israeliano cinque volte, consegnando la prima spedizione internazionale nel porto di Gaza dal 1967.

Le forze armate israeliane hanno attaccato violentemente un recente tentativo del Free Gaza Mobement di inviare un’imbarcazione di soccorso carica di medici e di rifornimenti medici a Gaza.. Nelle prime ore di martedì 30 dicembre, la Marina Israeliana ha deliberatamente, ripetutamente e senza alcun preavviso speronato la nostra imbarcazione disarmata, la DIGNITY, causandogli un significativo danno strutturale e mettendo a rischio le vite dei passeggeri e dell’equipaggio.

La nave ha riparato in un porto sicuro nel Libano ed attualmente sta attendendo le riparazioni. Fouad Ahidar, un membro del Parlamento belga che naviga verso Gaza a bordo della “SPIRIT OF HUMANITY”, ha risposto alle preoccupazioni circa la possibilita’ che Israele possa attaccare una nave umanitaria disarmata dicendo: “Ho cinque bambini che sono molto preoccupati per me, ma ho detto loro, potete sedervi sul vostro divano e guardare queste atrocità alla televisione, o potete scegliere di agire per fermarle.”

Gli attacchi israeliani nella striscia di Gaza hanno ferito migliaia di civili e hanno ucciso oltre 800 persone, compreso un gran numero di donne e bambini. Questo massacro israeliano continua e costituiscono gravi e massicce violazioni degli obblighi umanitari internazionali definiti dalle Convenzioni di Ginevra, in particolare gli obblighi di una forza di occupazione e quanto imposto delle leggi di guerra.

Le Nazioni Unite hanno fallito nel proteggere la popolazione civile palestinese dalle massicce violazioni di Israele agli obblighi umanitari internazionali. Israele ha isolato Gaza dalla comunità internazionale ed esige che tutti gli stranieri la abbandonino. Ma Huwaida Arraf, co-organizzatore col Free Gaza Movement, dichiara che “Non possiamo solo sederci ed aspettare che Israele decida di interrompere le uccisioni e di aprire i confini affinchè gli operatori umanitari possano intervenire. Noi stiamo arrivando. C’è un urgente bisogno per questa missione poichè i civili palestinesi a Gaza vivono sotto il terrore e i massacri di Israele e non hanno accesso agli aiuti umanitari che sono negati loro. Visto che gli Stati e gli organismi internazionali responsabili nell’arrestare tali atrocità hanno scelto di essere impotenti, allora noi – i cittadini del mondo – dobbiamo agire. La nostra comune umanità comune non richiede niente di meno.”

L’Israele ha ricevuto comunicazione che stiamo venendo. Una copia della notifica alle autorità israeliane è allegata. I mezzi d’informazione sono invitati al Porto di Larnaca alle 10:00 per le preparazioni finali e ad una conferenza stampa prima della partenza.

Categorie:Giovani comunisti

Sulla via di Gaza-Testimonianza di Francesco Caruso

12 gennaio 2009 Lascia un commento

Sulla via di Gaza-Testimonianza di Francesco Caruso

Larnaca, isola di Cipro.

All’hotel Sunflower arriviamo alla spicciolata, da paesi diversi ma con una speranza comune: sbarcare a Gaza.

Spagnoli, greci, inglesi, danesi, statunitensi, australiani, irlandesi, siamo in tutto una trentina di persone, medici soprattutto, ma anche giornalisti e attivisti per i diritti umani: è questa la ciurma di assalto che partirà domani in direzione della prigione israeliana a cielo aperto, per portare qualche tonnellata di aiuti e medicinali, ma anche un segnale di solidarietà ad una popolazione civile stremata dai bombardamenti, dalle stragi e dall’assedio.

Rompere l’assedio e violare il blocco navale, per rompere il muro di indifferenza e di silenzio che separa con sempre più distanza la nostra Europa e il massacro di un popolo che scivola nelle nostre sicure case d’occidente tra una notizia sull’andamento dei saldi invernali e il lancio della prossima edizione del “Grande fratello”.

Le stragi di innocenti e le montagne di cadaveri, non sembrano scuotere l’ignobile logica dell’equidistanza tra un popolo martoriato e un esercito d’occupazione, tra chi devasta e stermina un popolo e un popolo che cerca di resistere.

Non c’è nessun pregiudizio ideologico nella nostra azione, invece di Gaza potevamo sbarcare a Tel Aviv se Israele fosse interamente occupata militarmente ed un milione di ebrei costretti a vivere in campi profughi, rinchiusi in pochi chilometri senza possibilità di entrare ed uscire da Tel Aviv, con carri armati e cacciabombardieri che colpiscono con sempre più violenza le loro case, le loro teste e pochi ultraortodossi che rispondono con il lancio di qualche malandato razzo anticarro.

Ma la verità purtroppo è ben altra, con un popolo palestinese che grida la propria disperazione e i governi occidentali che continuano a far finta di non sentire. Sull’ipocrisia dei governanti ci si può adagiare, volgendo lo sguardo altrove o cambiando canale al momento opportuno.

Ma contro l’ipocrisia ci si può anche ribellare.

La nostra unica arma sarà un barcone, una nave un pò squattrinata che ad occhio e croce è una via di mezzo tra le attrezzate navi di assalto di Greenpeace e i barconi degli immigrati che arrivano a Lampedusa.

Il viaggio durerà 22 ore nella migliore delle ipotesi, poi arriveremo al blocco della marina israeliana, un blocco che viola sfacciatamente le norme sulla navigazione in acque internazionali e si arroga il diritto di incarcerare anche il mare.

Abbiamo già comunicato alle autorità il nostro programma di viaggio, la rotta che seguiremo, il carattere umanitario della missione; alla partenza la polizia cipriota provvederà a prendere le nostre generalità e perquisire il mezzo, per verificare che il nostro pericoloso carico è composto solo di garze, bisturi e medicinali vari.

In caso di diniego da parte della marina militare israeliana, continueremo la rotta prestabilita, comunicando via radio la nostra determinazione ad arrivare a Gaza per scaricare gli aiuti e il carattere illegale di qualsivoglia intervento violento teso a fermarci.

Del resto il serbatoio della nave non contiene sufficiente carburante per effettuare un eventuale viaggio di ritorno ed anche per questo a Gaza dobbiamo necessariamente sbarcare.

La marina israeliana può anche schierare portaerei, incrociatori, corazzate o cacciatorpedinieri, ma le loro armi non possono fermare il nostro sogno di libertà, il nostro carico di pace e di solidarietà.

Francesco Caruso

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Gaza, una vittima figlia di due vittime e sorella di tre…

12 gennaio 2009 Lascia un commento
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Gaza, una vittima figlia di due vittime e sorella di tre…

di Ali Rashid(Ex Deputato di Rifondazione Comunista)

Quindici giorni interminabili sono passati dal inizio dall’aggressione sanguinosa contro Gaza. Con il passare del tempo aumenta il numero delle vittime civili e si colpisce sempre di più nel mucchio.
Una bimba avvolta nel lenzuolo bianco macchiato di sangue in mezzo ad altri corpi, il medico in lacrime indicando il piccolo corpo dice: «una vittima figlia di due vittime, sorella di tre, nipote di due vittime». Jhon Ging, il direttore dell’operazione dell’agenzia UNRUA delle Nazioni Uniti denuncia il bombardamento delle loro scuole trasformate in rifugio per i civili sfollati, malgrado che questi siti siano stati segnalati all’autorità militari israeliane e portino in evidenza la bandiera delle Nazioni Unite. Ging tra i corpi mutilati ha dichiarato con disperazione che in tutta la striscia non esiste neanche uno solo luogo sicuro per riparare i civili. Sigred Kag, direttore regionale del Unicef, ha definito spaventosa la situazione, e sente un strappo nel cuore per la totale insicurezza in cui vivono i bambini palestinesi. Le loro vite sono minacciate ovunque, per loro non c’è nessun luogo sicuro. In molte zone anche alle Ambulanze è stato impedito di evacuare i feriti spesso bersagliati dal fuoco israeliano. Il rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani Nafy Blay ha chiesto che venga istituita una commissione di inchiesta, autonoma e credibile, per verificare se alcuni comportamenti dell’ esercito israeliano, debbano essere considerati come crimini contro la popolazione civili in tempi di guerra. Di fronte a questa situazione drammatica, l’ambasciatore americano alle Nazioni unite ha dichiarato che il suo paese è contrario e nessuno deve illudersi sulla possibilità di una risoluzione del consiglio di sicurezza a favore della richiesta di Sarkozy e della delegazione dei ministri dei paesi Arabi per un immediato cessate il fuoco, mentre in Italia sulle prime pagine del Corriere della Sera si continua a discutere se fa parte della questione etica chiedere il cessate il fuoco. Una discussione che mi ricorda quella di 500 anni fa per stabilire se i popoli indigeni possedessero o meno l’anima .
A partire dal secondo giorno di questa guerra, la percentuale delle vittime civili è aumentata in modo vertiginoso, e negli ultimi giorni la maggiore parte di essi sono donne, uomini e bambini inermi. Le immagini che giungono dalla striscia di Gaza ci parlano di una tragedia immensa di un intero popolo, già stremato da un assedio che dura da mesi. Gli osservatori delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali da mesi ci avvertono di una crisi umanitaria di dimensioni gigantesche per effetto di tale assedio. Negli ultimi sei mesi, mentre era in vigore la tregua sono stati segnalati più di cento violazioni da parte israeliana che hanno causato trenta vittime e più di cento feriti. In nome della sicurezza di Israele si chiede al popolo palestinese di morire in silenzio. Col passare dei giorni, aumentano le barbarie che insieme alle vite, alle culture, alle abitazioni e alle memorie, distruggono in entrambi sogni, speranze e umanità e in noi deforma e mortifica la cultura del diritto forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione. Dobbiamo indignarci di fronte all’osceno spettacolo che il consiglio di sicurezza offre di sé, e preoccuparci a causa della sua paralisi.
Negli ultimi anni, a causa delle scelte sbagliate ed irresponsabili dell’amministrazione americana, sembra che questa massima istituzione internazionale abbia smarrito completamente il suo naturale compito nel prevenire e fermare le guerre, ma spesso si è adoperato per legittimarle e spesso si è trasformato in complicità.
Sotto i nostri occhi, e nella distrazione dei più, come vuole il suo promotore, si consuma un’altra guerra criminale e stupida, che renderà la situazione in Medio Oriente ancora più difficile. Occorre ancora spiegare ai giornalisti ed alle forze politiche Italiane che le guerre seminano soltanto morte e distruzioni, che la violenza genera solo violenza e l’occupazione genera resistenze, che la guerra rafforza il terrorismo, che i fondamentalismi si alimentano reciprocamente.
Nulla può indurre a giustificare i crimini commessi contro un intero popolo in modo sistematico e perpetuato per lunghi anni. E vi chiedo cosa è rimasto dalla Palestina e dalla sua popolazione dopo 60 anni di massacri, espulsioni di massa, distruzione di villaggi e abitazioni, sradicamento di alberi e devastazioni dei campi. Perché si chiudono gli occhi di fronte a una politica israeliana sistematica per alterare il rapporto demografico, per la colonizzazione della terra, per la cancellazione della memoria e del nome di una nazione e di una terra.
Perché si continua ad usare l’ipocrita pratica di due pesi e due misure? come si fa ad avere fiducia in un ceto politico che mortifica l’etica della propria missione, pronto a perseguitare la vittima e chiudere gli occhi sulla prepotenza e l’arroganza dei più forti in nome del cinismo real-politico o di interessi personale? La politica è in crisi anche perché ha perso la capacità di indignarsi, la cosiddetta sinistra non si sa più cos’è, elabora concetti fumogeni che non dicono nulla ed esprimono soltanto confusione e inconsistenza. Altri specializzati nel perdere con capacità straordinarie le cause giuste che sostengono, hanno deciso da tempo di prendere parte a questa danza macabra. Per garantirsi un minimo di visibilità e protagonismo hanno recato un danno alla Palestina, che finora sembra irreversibile. Dopo la beffa del “cessate il fuoco” di tre ore per ragioni umanitarie, arriva una risoluzione che mette sullo stesso piano vittime e carnefici e condiziona la fine dell’assedio a misure che garantiscono l’aggressore e impongono la resa totale alle vittime. Una legittimazione del principio della forza e la prepotenza. Anche questa volta il piombo fuso si illude di aver vinto la carne viva e mortificato la ragione. Israele continua anche oggi la sua guerra, malgrado l’indignazione del segretario delle Nazioni Unite. Siamo a 810 morti e 3350 feriti fino adesso, molti denunciano l’uso di armi proibite. Di nuovo quelli che hanno la pancia piena credono di avere vinto per sempre, anche governando sulle macerie della storia. Sono accecati dalla loro prepotenza ed arroganza, credono di essere sempre in tempo a mettere le cose a posto ed a fare tacere cose che nel tempo sono divenute irreparabili . La rabbia, il risentimento che la morte in Gaza sta suscitando su larga scala, e nella regione dove Israele ha deciso di vivere, rappresenta, a prescindere degli esiti del massacro, un errore strategico.

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