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Articolo 18 e precariato, ancora attacchi al mondo del lavoro

Con l’approvazione del disegno di legge 1167-B siamo di fronte all’ennesima aggressione del governo delle Destre verso i lavoratori, attacco questo, quanto mai virulento, condotto attraverso un sistema che non è nuovo per questo governo, ossia svuotare di contenuto i diritti dei lavoratori mediante norme procedurali, un esempio su tutti il decreto Brunetta.
Questo DDL si presenta come un’accozzaglia delle più variegate norme ma la parte più importante è quella dedicata al lavoro, elemento centrale è la controriforma dell’art. 18 attuata non cancellando la norma, ma rendendola inutilizzabile. L’art. 33 del DDL contempla una serie di modifiche delle norme procedurali per le quali si aggirano le ordinarie garanzie giurisdizionali. Il sistema utilizzato è quello della “certificazione” del contratto, introdotto già con la famigerata legge 30, in pratica si consente alle parti di inserire nel contratto individuale, al momento dell’assunzione, una “clausola compromissoria” in base alla quale ogni eventuale controversia inerente il rapporto di lavoro verrà giudicata e decisa da arbitri privati invece che da un giudice. Come è ben chiaro tale accordo si mostrerà forzato per il lavoratore, in quanto posto nel momento di massima vulnerabilità dello stesso, l’assunzione, questa clausola sarà vincolante per il lavoratore, che quindi non potrà più rivolgersi a un giudice, se questa viene pattuita tramite la procedura di certificazione di fronte alla Direzione Provinciale del Lavoro. Tale soluzione crea un forte squilibrio per il lavoratore, innanzitutto la procedura arbitrale è molto onerosa e per di più appellabile solo per questioni procedurali, non di fatto. Ma c’è di più, gli arbitri potranno anche decidere “secondo equità”, e quindi senza necessità di seguire se non “i principi generali dell’ordinamento”, questo è l’elemento più pericoloso, l’arbitro potrà decidere appunto secondo quello che si può definire il proprio “buonsenso” quindi esulando dalle leggi e dai contratti collettivi nazionali di lavoro per ogni aspetto del rapporto contrattuale.
Ragionevolmente tale norma svuota l’art. 18 di ogni contenuto precettivo, in quanto si potrà prescindere dalle categorie giuridiche di giusta causa e giustificato motivo, così si potranno licenziare i lavoratori sindacalizzati, chi sta per avere un figlio e così via. Comunque sia anche nel caso che l’arbitro dia ragione al lavoratore questi potrà stabilire anziché il reintegro un solo risarcimento economico, sempre secondo i canoni dell’equità. Il DDL 1167-B non riguarda però soltanto i contratti di lavoro a tempo indeterminato, contiene tutta una serie di norme che colpiscono pesantemente i lavoratori precari. Innanzitutto vengono previste una serie di decadenze brevissime per il ricorso contro l’illegittimità dei contratti a termine, di somministrazione (interinali), e a progetto oppure avverso il trasferimento di azienda o l’appalto illegittimi. Conseguentemente il lavoratore dovrà scegliere se rinunciare al ricorso e a far valere i propri diritti nella speranza di un rinnovo oppure portare in giudizio l’azienda che logicamente non avrà interesse a rinnovargli il contratto. Infine viene posto un tetto ai risarcimenti nel caso di contratto precario illegittimo pari ad un anno di salario. Tutte queste norme si applicano a tutti i contratti già in esecuzione e, per quel che riguarda i risarcimenti, anche alle cause pendenti. Per concludere la carrellata di obbrobri viene previsto che nel caso di contratto a progetto illegittimo il datore di lavoro non è tenuto alla modifica coatta di questo in un contratto a tempo indeterminato con il risarcimento dei diritti pregressi quando questi abbia offerto precedentemente una qualsiasi assunzione a qualsiasi condizione, gli basterà pagare un risarcimento pari tra le 2,5 e le 6 mensilità.
A fronte di tutto questo troviamo le deliranti dichiarazioni del ministro Sacconi su come l’arbitrato sia uno strumento in più per i lavoratori e per di più, a fargli da spalla, due sindacati quanto mai conniventi con questo sciagurato governo, CISL e UIL, che per voce dei rispettivi segretari nazionali hanno dato il via libera alla distruzione dei diritti dei lavoratori fornendo un giudizio positivo sull’inserimento dell’arbitrato. E’ quanto mai necessaria, oggi più che mai, una forte mobilitazione di lavoratrici e lavoratori contro questo ennesimo attacco alla classe proletaria, la riuscita dello sciopero del 12 marzo della CGIL deve rappresentare l’inizio di una lunga serie di lotte che uniscano tutte le forze decise a contrastare questo Governo.

Mattia Celsi

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Categorie:Giovani comunisti
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