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A proposito di foibe…

di Bianca Bracci Torsi

Era prevedibile un rilancio, finalizzato alla visibilità, non solo mediatica, della destra neofascista e neonazista in occasione del 10 febbraio “giornata del ricordo” delle foibe istriane? Basta un’occhiata ai numerosi siti neri esistenti per dare una risposta affermativa e d’altronde un’occasione così perfetta per sminuire l’appena trascorsa giornata europea indetta per non dimenticare l’atroce morte di ebrei, zingari, comunisti, gay e testimoni di Geova nei campi di sterminio nazisti o almeno per equipararla a un episodio di segno e entità ben diversi, pur nella sua innegabile gravità, non poteva essere perduta da gruppi e gruppuscoli che fanno riferimento a Forza Nuova e a Fiamma tricolore.

Ma la richiesta di autorizzazione di cortei e raduni arrivata puntualmente alle autorità preposte di città grandi e piccole non è soltanto espressione della volontà di celebrare una ricorrenza controversa.

Il crescendo di propaganda murale, manifesti e scritte inneggianti a uomini e fatti del fascismo e violenti attacchi ai partigiani e alla Resistenza – e di aggressioni a ebrei, gay, extracomunitari e giovani di sinistra – e non a caso le stesse categorie di cui Hitler aveva decretato lo sterminio – ha costituito la preparazione alla presenza riconosciuta, nella politica e nel senso comune, non solo del razzismo e del sessismo condivisi e proclamati da forze politiche presenti nelle istituzioni a tutti i livelli, ma della destra neofascista in quanto tale, liberata dai suoi molti mascheramenti.

E’ un’operazione che punta alle fasce più facilmente suggestionabili da slogan semplici e truculenti, prima di tutto i giovani delle periferie urbane, delle tifoserie, delle scuole fra i quali si possono reclutare minorenni che passano dalla passione sportiva alla violenza contro un nemico indistinto ma vicino, balordi per i quali una celtica tatuata sul braccio basta a trasformare in atto eroico una coltellata assassina.

A seconda dell’ambiente gli argomenti sono diversi.

Il populismo tipo “destra sociale” aggrega nelle zone di pesante disagio additando capri espiatori secondo una vecchia e collaudata tattica ( ieri gli ebrei oggi gli immigrati) e speculando sulla diffusa ignoranza di civiltà e religioni “altre” nei licei e nei quartieri di borghesia medio alta il riferimento è alla “gioventù europea” di saloina memoria che “indossando la divisa delle Waffen SS, combatteva l’orda bolscevica” e ai più recenti giovani neri degli anni settanta.

Ben pochi d’altronde si sono presi la briga di spiegare a ragazzi che non conoscono guerra e fame, la miseria dell’Italia fascista che spingeva centinaia di uomini ad arruolarsi per le guerre d’Africa e di Spagna motivati dal “soldo” di combattente che avrebbe sfamato per un po’ le loro famiglie e il delirante progetto di un mondo di puri ariani, costruito sul massacro e la riduzione in schiavitù degli altri popoli, che Hitler sognava di creare con la guerra e di spartire col suo maestro e alleato Mussolini.

E’ questo vuoto di storia e memoria che consente di trasformare un qualsiasi picchiatore nel seguace di un ideale elitario, incompreso dalle masse e perseguitato (“il fascismo è uno stato d’animo, un fuoco che o ce l’hai o non ce l’hai”.).

Perseguitati che comunque cercano una legittimazione e spesso, purtroppo, la trovano.

Al progetto ormai chiaro di dare, in questo nostro paese, uno spazio garantito e tutelato alle idee, ai comportamenti e agli uomini del nazifascismo non basterà contrapporre la discussa e discutibile condanna legale del negazionismo, le manifestazioni ufficiali, troppo spesso freddamente rituali, del 25 aprile e del 27 gennaio e nemmeno la ferma reazione dell’Anpi, dei centri sociali, dei partiti che mantengono vivi i valori della Resistenza e della Costituzione, reazione che pure c’è e cresce, a dimostrazione di quanto siano profonde e forti, in Italia, le radici dell’Antifascismo.

Troppi, pericolosi varchi si sono già aperti; dalla proposta di equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti per la Liberazione, bloccata in extremis da una raccolta di firme, alla tendenza a derubricare in rissa aggressioni anche omicide, all’intitolazione di vie e piazze ai fascisti vecchi e nuovi, allo spazio dato, anche da certa sinistra, al più rozzo revisionismo. Come se la storia d’Europa e d’Italia non avesse dimostrato che il fascismo non si è mai affermato per forza propria ma sempre per la colpevole debolezza di chi doveva e poteva fermarlo in tempo.

Oggi ci sono mezzi e uomini per farlo.

Sono il rifiuto dell’assurda e vergognosa equiparazione della bandiera rossa col fascio e la svastica, l’introduzione nelle scuole di ogni ordine e grado di quella memoria che non è pura erudizione ma strumento per leggere il presente e costruire il futuro e l’applicazione di una legge esistente che vieta la riproposizione del partito fascista in qualsiasi forma e condanna ogni espressione di razzismo e gli insulti alla Resistenza.

E ci sono, dappertutto, vecchi partigiani e giovani antifascisti pronti a dare man forte a quelle forze politiche e sociali che decideranno di intervenire.

Basta guardarsi intorno per vedere un’Italia antifascista che c’è e cresce.

Giovedì 10 Febbraio 2011

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